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Gli Aromi dei Romani
Ormai padroni del mondo Mediterraneo e aperti al commercio con i popoli africani ed asiatici, intendevano godere intensamente con tutti i sensi. Originariamente, però, gli aromi svolgevano una funzione igienica e, almeno inizialmente, erano legati a eventi mitologici e a pratiche religiose. Il mirto era collegato al culto di Venere; l'edera a quello di Bacco; l'alloro a quello di Apollo, perché espressione della trasformazione della ninfa Dafne per sfuggire all'amoroso inseguimento del Dio.


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Fin dall’antichità i pastori adornavano di alloro la porta dell'ovile e purificavano la mandria con il fuoco, con lo zolfo e con acqua. Poi bruciavano resine di pino, rosmarino e altre erbe considerate espiatorie.

 

Durante la grande festa della dea Pales, si bruciavano essenze vegetali e si offrivano alla dea focacce, sorgo e latte nella stessa secchia in cui si mungeva. Si intrecciavano corone di alloro, mirto, edera o trifoglio e sugli altari si bruciavano sostanze odorose: questa pratica sacra era detta pro fumo tribuere, cioè onorare con il fumo.

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Venivano onorati con fumo aromatico i Lares, spiriti della casa o i Penates, gli spiriti degli antenati e gli dei in genere o anche divinità minori. Durante i trionfi di Cesare, per esempio, i sacerdoti precedevano il vincitore portando nelle giare fumanti e odorose, come davanti a una divinità. Gli antichi documenti mostrano che i benefici dell'Aloe vera erano conosciuti fin da quei tempi. I suoi vantaggi terapeutici e le sue proprietà salutari sopravvivono da più di 5000 anni e i Romani la usavano perché ne conoscevano gli effetti medicinali. La lavanda era d’obbligo per il bagno e utilizzata

 


insieme a molte altre erbe. Era usata da tutti i popoli del Mediterraneo sia per esigenze domestiche che cosmetiche: era tra le piante portate oltre Manica in Britannia dai legionari romani per ricordare loro il calore e il clima asciutto di casa loro. Il rosmarino veniva usato dai Romani nei templi in luogo dell’incenso e nelle feste come mezzo di purificazione. Non meno antico è l’impiego del rosmarino a scopo terapeutico, come componente essenziale di unguenti profumati. Il nome della salvia deriva dalla parola latina salus cioè salvezza ma anche salute per le virtù che gli antichi Romani le riconoscevano: era considerata una pianta dalle proprietà salutari come evidenzia un detto latino: Perché dovrebbe morire un uomo quando la salvia cresce rigogliosa nel suo giardino.

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